Scritto da Vittorio Pesato | 14 Gennaio 2012
Nel Popolo della libertà ci sono due linee a livello nazionale: uno di centrosinistra in linea con Monti, a favore delle tasse, per non tagliare la spesa pubblica, conservatore dello status quo e feticista dei bilanci. L'altro riformista, che preferisce il taglio alla spesa pubblica per reinvestire nel PIL e soprattutto per non opprimere gli italiani con tasse, statalismo assistenziale e debito pubblico. Io sto da questa parte e credo che sarà necessario fare chiarezza al più presto o con un congresso nazionale o con una assemblea.
Senza un dibattito vero il rischio e che i primi governino il partito e dettino la linea con l'inganno nei confronti dei secondi che invece vogliono dare vigore ad una nuova fase. Sono convinto che il nostro dovere sia quello di dire ai primi, che quelle posizioni il PdL che ha una vocazione antropologicamente riformista, non è la loro casa. Gestori via ora bisogna costruire il nuovo.
Se continuiamo ad accettare supinamente una scelta politica verticistica, senza confrontare la realtà dei fatti e lo stato delle cose nel nostro partito, nel Popolo della Libertà presto la vertenza sarà immediata molto vigorosa con il rischio di mettere a repentaglio alleanze politiche soprattutto al Nord.
Taglio alla spesa pubblica fuori controllo, investimenti sul PIL privato ed imprese, abolizione dell'IMU su prima casa e aziende, riforma semipresidenziale dello stato, separazione tra banche d'affari e banche per lo sviluppo, taglio dei processi burocratici per le imprese, contrasto di interesse, Minimum tax, eliminazione dei 77mila enti inutili, rivisitazione dei trattati europei, riformulazione dell'articolo 107 del trattato di MAASTRICH.
Da oggi il nostro compito e di ridare centralità e vigore ai riformisti ed innovatori del Popolo della Libertà.
Nel Popolo della libertà ci sono due linee a livello nazionale: uno di centrosinistra in linea con Monti, a favore delle tasse, per non tagliare la spesa pubblica, conservatore dello status quo e feticista dei bilanci. L'altro riformista, che preferisce il taglio alla spesa pubblica per reinvestire nel PIL e soprattutto per non opprimere gli italiani con tasse, statalismo assistenziale e debito pubblico. Io sto da questa parte e credo che sarà necessario fare chiarezza al più presto o con un congresso nazionale o con una assemblea.
Senza un dibattito vero il rischio e che i primi governino il partito e dettino la linea con l'inganno nei confronti dei secondi che invece vogliono dare vigore ad una nuova fase. Sono convinto che il nostro dovere sia quello di dire ai primi, che quelle posizioni il PdL che ha una vocazione antropologicamente riformista, non è la loro casa. Gestori via ora bisogna costruire il nuovo.
Se continuiamo ad accettare supinamente una scelta politica verticistica, senza confrontare la realtà dei fatti e lo stato delle cose nel nostro partito, nel Popolo della Libertà presto la vertenza sarà immediata molto vigorosa con il rischio di mettere a repentaglio alleanze politiche soprattutto al Nord.
Taglio alla spesa pubblica fuori controllo, investimenti sul PIL privato ed imprese, abolizione dell'IMU su prima casa e aziende, riforma semipresidenziale dello stato, separazione tra banche d'affari e banche per lo sviluppo, taglio dei processi burocratici per le imprese, contrasto di interesse, Minimum tax, eliminazione dei 77mila enti inutili, rivisitazione dei trattati europei, riformulazione dell'articolo 107 del trattato di MAASTRICH.
Da oggi il nostro compito e di ridare centralità e vigore ai riformisti ed innovatori del Popolo della Libertà.
Nel Popolo della libertà ci sono due linee a livello nazionale: uno di centrosinistra in linea con Monti, a favore delle tasse, per non tagliare la spesa pubblica, conservatore dello status quo e feticista dei bilanci. L'altro riformista, che preferisce il taglio alla spesa pubblica per reinvestire nel PIL e soprattutto per non opprimere gli italiani con tasse, statalismo assistenziale e debito pubblico. Io sto da questa parte e credo che sarà necessario fare chiarezza al più presto o con un congresso nazionale o con una assemblea.
Senza un dibattito vero il rischio e che i primi governino il partito e dettino la linea con l'inganno nei confronti dei secondi che invece vogliono dare vigore ad una nuova fase. Sono convinto che il nostro dovere sia quello di dire ai primi, che quelle posizioni il PdL che ha una vocazione antropologicamente riformista, non è la loro casa. Gestori via ora bisogna costruire il nuovo.
Se continuiamo ad accettare supinamente una scelta politica verticistica, senza confrontare la realtà dei fatti e lo stato delle cose nel nostro partito, nel Popolo della Libertà presto la vertenza sarà immediata molto vigorosa con il rischio di mettere a repentaglio alleanze politiche soprattutto al Nord.
Taglio alla spesa pubblica fuori controllo, investimenti sul PIL privato ed imprese, abolizione dell'IMU su prima casa e aziende, riforma semipresidenziale dello stato, separazione tra banche d'affari e banche per lo sviluppo, taglio dei processi burocratici per le imprese, contrasto di interesse, Minimum tax, eliminazione dei 77mila enti inutili, rivisitazione dei trattati europei, riformulazione dell'articolo 107 del trattato di MAASTRICH.
Da oggi il nostro compito e di ridare centralità e vigore ai riformisti ed innovatori del Popolo della Libertà.
Nel Popolo della libertà ci sono due linee a livello nazionale: uno di centrosinistra in linea con Monti, a favore delle tasse, per non tagliare la spesa pubblica, conservatore dello status quo e feticista dei bilanci. L'altro riformista, che preferisce il taglio alla spesa pubblica per reinvestire nel PIL e soprattutto per non opprimere gli italiani con tasse, statalismo assistenziale e debito pubblico. Io sto da questa parte e credo che sarà necessario fare chiarezza al più presto o con un congresso nazionale o con una assemblea.
Senza un dibattito vero il rischio e che i primi governino il partito e dettino la linea con l'inganno nei confronti dei secondi che invece vogliono dare vigore ad una nuova fase. Sono convinto che il nostro dovere sia quello di dire ai primi, che quelle posizioni il PdL che ha una vocazione antropologicamente riformista, non è la loro casa. Gestori via ora bisogna costruire il nuovo.
Se continuiamo ad accettare supinamente una scelta politica verticistica, senza confrontare la realtà dei fatti e lo stato delle cose nel nostro partito, nel Popolo della Libertà presto la vertenza sarà immediata molto vigorosa con il rischio di mettere a repentaglio alleanze politiche soprattutto al Nord.
Taglio alla spesa pubblica fuori controllo, investimenti sul PIL privato ed imprese, abolizione dell'IMU su prima casa e aziende, riforma semipresidenziale dello stato, separazione tra banche d'affari e banche per lo sviluppo, taglio dei processi burocratici per le imprese, contrasto di interesse, Minimum tax, eliminazione dei 77mila enti inutili, rivisitazione dei trattati europei, riformulazione dell'articolo 107 del trattato di MAASTRICH.
Da oggi il nostro compito e di ridare centralità e vigore ai riformisti ed innovatori del Popolo della Libertà.
Nel Popolo della libertà ci sono due linee a livello nazionale: uno di centrosinistra in linea con Monti, a favore delle tasse, per non tagliare la spesa pubblica, conservatore dello status quo e feticista dei bilanci. L'altro riformista, che preferisce il taglio alla spesa pubblica per reinvestire nel PIL e soprattutto per non opprimere gli italiani con tasse, statalismo assistenziale e debito pubblico. Io sto da questa parte e credo che sarà necessario fare chiarezza al più presto o con un congresso nazionale o con una assemblea.
Senza un dibattito vero il rischio e che i primi governino il partito e dettino la linea con l'inganno nei confronti dei secondi che invece vogliono dare vigore ad una nuova fase. Sono convinto che il nostro dovere sia quello di dire ai primi, che quelle posizioni il PdL che ha una vocazione antropologicamente riformista, non è la loro casa. Gestori via ora bisogna costruire il nuovo. (continua…)